Il pensiero a riposo - Massimo Dei Cas

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ARTE

Della bellezza si può pensare, filosoficamente, che sia oggettiva, oppure, come da senso comune, soggettiva; infine, misticamente, che vi sia in ogni cosa una propria bellezza, e che non vi siano cose più o meno belle, ma bellezze più facili o più difficili da scoprire.

Un poeta sempre di nuovo intraprende il cammino sul rischioso e stretto crinale sospeso fra sublime e puerile.

Forse sono tre le grandi stagioni dell'arte, che è stata intesa dapprima come rivelazione, poi come espressione ed infine come spettacolo.

La bellezza è una delle più cialtrone fra le parole, ed ha la pretessa di imporsi da sé, per la sua propria bellezza. E', in fondo, una delle tante metamorfosi della prepotenza, cioè della potenza che legittima se stessa da se stessa.

La follia, in musica, è l'insistito ed ossessivo ritorno di un tema: splendida metafora della follia umana.

Vera opera d'arte è quella che resiste alla sfigurante traduzione in una lingua differente.

Bello è ciò che si accompagna volentieri con la nostra felicità.

Si chiedeva un tempo all'arte conoscenza ed esperienza; ora tutto è ridotto ad emozione.

Chi non ha talento musicale pone l'accento più forte sugli aspetti formali; chi ne ha privilegia di gran lunga l'isprazione; chi ne ha molto è attento al'una e all'altra cosa.

Esiste una musica che prende con discrezione congedo dal silenzio ed una musica che lo viola con arrogante baldanza.

L'arte, e soprattutto la musica, possono far comprendere il senso della postmodernità. La modernità, intesa come il tempo segnato da un incremento indefinito di valore, è alle spalle: da diversi decenni sembra tramontata la possibilità che si scriva qualcosa di grande, originale ed universalmente comprensibile. Di cose grandi forse se ne sono scritte, e di sicuro l'originalità è perseguita ossessivamente. Ma questa nuova grandezza, anche lavvove ci sia, è espressa in un linguaggio che esclude la comprensibilità universale.

Più cialtrona di ogni altra arte è la musica: con un'efficace colona sonora anche il più crudele fra gli uomini avrebbe qualche chance al cospetto del giudizio divino.

Ogni movimento nel suo terminare è più veloce: così un antico principio, che vale forse in tutti gli ambiti, tranne che nella musica.

Non si riflette mai abbastanza sull'enormità di quel che è accaduto da almeno un secolo a questa parte, sull'impressione, cioè, che quanto di davvero grande e "classico" l'arte potesse produrre è già stato prodotto.

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