Il pensiero a riposo - Massimo Dei Cas

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VIRTU' E VIZI

Le virtù dell'occidente (e non solo) sono inscritte nell'orizzonte dell'agonismo: virtù è eccellere nella contesa, cioè nella lotta con gli altri, con sé stessi, sul campo di battaglia, nella prova dello spirito contro la carne, nella competizione economica.

Menzionata al più come pregio, l'affidabilità è fra le più preziose virtù in un tempo nel quale potersi fidare degli altri è tanto difficile quanto necessario.

Accorgersi è fra le virtù morali più alte, di cui però ben poco ci si accorge.

La bontà è una virtù sostenibile solo se cieca, perché raramente si tollera nella persona buona la profondità dello sguardo che coglie il male negli altri.

Antica virtù è volere quel che davvero è bene; nuova virtù è sapere molto bene quel che si vuole.

Che virtù e valore morale siano sempre più legati all'emozione è segnalato anche da certe derive semantiche, qual è quella del verbo "meritare", in frasi come "Questo posto merita di essere visitato!", dove "merito" diventa sininimo di "attrattiva".

Principio di ogni virtù è evitare gli equivoci, per esempio la confusione di compiacimento con compiacenza.

Fra le nuove virtù all'altezza dello spirito dei tempi quella dei decisori-decisionisti è molto alla moda: ha tutta l'aria di essere una gran cosa, anche se a voler essere indiscreti si nota che il peso delle scelte non ricade sulle persone che le prendono.

Se l'ozio è il padre dei vizi, l'ignoranza ne è sicuramente la madre.

Vero orgoglio è quello di chi non è orgoglioso affatto, perchési sente tanto superiore da non riconoscere agli altri la possibilità di poterlo ferire.

La spudoratezza è l'apprendistato dell'impudenza.

C'è qualche volta della verità nell'ira, quasi mai nello sdegno.

Nella sua parabola il cinismo si fa da calcolato calcolatore e da calcolatore smodato.

Chi grida al lupo senza che il lupo venga non viene creduto; non si pensa che il lupo è forse già venuto.

Essere seri significa legare le parole al doppio vincolo di significati riconoscibili e di fatti certi.

Per alcuni le bugie sono una gabbia nella quale si trovano sempre più rinchiusi e soffocati, per altri sono chiavi che aprono molte porte.

La riforma delle virtù ha portato ad affermare che l'obbedienza non lo è più; non tarderà molto il corollario che l'ignoranza non è più una colpa.

Nessuna vendetta è più crudele di quella preventiva.

A differenza di quello fisico, l'universo morale non può perdere il proprio centro, senza diventare tutt'altra cosa, anche se resta sempre da discutere su dove sia questo centro. Ottimo candidato è la coerenza: agire usando principi contraddittori a seconda delle convenienze sembra essere agli antipodi dell'azione morale.

Molto si è discusso intorno al quesito se la natura umana sia buona o malvagia: né l'una né l'alta cosa, direi, è semplicemente (e bassamente) malevola.

Lo scandalo ha radicalmente cambiato latitudine:  oggi scandalizzano davvero solo vecchiaia, rassegnazione ed obesità.

La scelta del quieto vivere abita molto vicino alla scelta del bieco vivere.

Essere incapaci di complicità dovrebbe essere più virtù che vizio. Di certo è una maledizione per chi, sia l'indole, sia l'educazione, è tale. Se gli va bene passerà per presuntuoso, ma oggi rischia la diagnosi di disturbo sociopatico di personalità.

Poche cose sono più infami del cinismo dei buoni sentimenti.

Gli uomini sono prodighi di riconoscimenti, avari di riconoscenza.

L'ozio è il padre dei vizi, la pigrizia è la madre delle nefandezze.

E' più onesto accettare il peso di una coscienza sporca che volerla lavare a buon mercato.

L'onesto si vanta di potersi guardare allo specchio ogni mattina; il disonesto lo farebbe volentieri ad ogni ora del giorno.

Vi sono quelli che non possono gustare un piacere senza prima averne pagato per intero il prezzo, e quelli che accumulano debiti a cuor leggero.

Le persone sorridenti ed estroverse sono, fino a (forte) prova contraria, buone, e viceversa. Così debole è la capacità umana di discernimento morale.

La mappa dei vizi e delle virtù si legge con la bussola della vergogna.

L'ipocrita non è straniero in alcun paese del mondo.

Nella malvagità sopravvive timida la speranza di redenzione; non così nella malevolenza.

Di certe persone si deve dire che sono semplicemente malevole. E non sanno essere altro.

Non esistono persone più grevi ed insopportabili di quelle che con disincanto, sufficienza e cinismo irridono ad ogni slancio, ad ogni fede, ad ogni entusiasmo. Non esistono persone più inquietanti e pericolose di quelle che esaltano come sacro ogni slancio, ogni fede, ogni entusiasmo.

Non è facile trovare pregi nel calcolo e nell'egoismo, ma si deve almeno riconoscere che senza questo linguaggio nessuno potrebbe mai davvero sapere cosa si può aspettare dagli altri.

Credere è elementare, ricredersi è geniale.

Il blasfemo e grossolano piacere di essere dio per le altre persone lo coltiviamo in diverse forme, particolarmente decidendo ciò che esse debbono o non debbono sapere.

C'è qualcosa di peggio di non riuscire ad ammettere le proprie colpe: ammetterle con l'animo leggero di chi le considera già perdonate.

Pietà non è stordire di parole chi soffre per un lutto, ma lasciarlo al suo penoso e silenzioso desiderio di incatenare il moto delle stelle al suo dolore; viene dopo, casomai, il momento della vicinanza e della parola di consolazione.

E' vero che dopo un lutto la vita continua, ma è il colmo del cinismo impudente affermarlo.

Persone davvero orgogliose raramente hanno l'aria di esserlo.

Si contrappone spesso il realismo alla difesa intransigente dei principi. Ma chi crede davvero nei principi è per sua natura fortemente realista, perché non può accettare che questi non facciano presa sulla realtà e quindi è molto attento alle condizioni sotto le quali ciò può effettivamente accadere.

Chi è senza pudore scaglia la prima pietra.

Gli pseudonimi (e tutti i loro derivati) sono spesso la passione delle pseudopersone.

La bellezza è una promessa di malvagità.

Il cinismo è avido di buoni sentimenti, li divora, se ne riveste e ne fa sfoggio.

L'allergia all'ipocrisia è una delle malattie che più rende sgradevoli a se stessi ed agli altri.

La distinzione di Kierkegaard fra etico ed estetico oggi è interamente cancellata: il giudizio sul valore dell'individuo passa in larga misura sulla sua percezione estetica.

L’onestà è l’onore dei poveri.

Voler bene non è banalmente volere il bene dell'altro, ma pensare questo bene ed essere disposti a pagare perché si realizzi.

Pregiudizi e stereotipi non sono come guardiamo e vediamo gli altri, ma come non li guardiamo e non li vediamo.

Fra i più nobili aspetti della condizione umana vi è l'aspirazione alla pulizia, fra i più ignobili le sue conseguenze.

Il limite della repulsione morale non è lo schifo, ma lo squallore.

Il denaro non puzza, semmai chi lo usa.

Si confonde spesso l'ignavia con l'indifferenza.

L'etica dei contenporanei è sostanzialmente mimetica. Le sue categorie assumodo diverse sembianze, col mutare della luce sotto che deide del nostro sguardo: così la prepotenza può anche apparire come personalità, la mancanza di principi come realismo, la spregiudicatezza come decisione.

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