Il pensiero a riposo - Massimo Dei Cas

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INTELLIGENZA, SCIENZA E CONOSCENZA

L'intelligenza che irride la stupidità è poco più che stupidità: l'intelligenza davvero consapevole è, infatti, innanzitutto consapevole della sua pochezza di fronte a quanto può essere conosciuto.

Logos, cioè ragione, è, nel suo etimo, unione, legame, cioè ciò che accomuna, nel profondo, l'umano all'umano.

La più profonda delle solitudini è quella dell'intelligenza.

L'intelligenza ha i suoi limiti; non così la stupidità.

Mentre l'intelligenza ha i suoi luoghi elettivi, la stupidità è assolutamente sorprendente, perché non sai mai a priori dove la potresti trovare; forzando l'etimo, "stupido" non è chi è stupito", ma chi desta stupore (amaro).

L'onestà intellettuale è (anche intellettualmente) disonesta (l'onestà non tollera aggettivi).

Alla fine a tutto ci si può rassegnare e tutto si può sopportare, fuorché la stupidità.

Il primo principio di un’etica della conoscenza è quello di responsabilità, che ci impone di immaginare a quanti fraintendimenti e distorsioni potrà essere soggetta anche la più nobile delle idee. Purtroppo questo non potrà impedirne la corruzione.

Il sonno della ragione produce PIL.

Esiste un'approssimazione per difetto ed un'approssimazione per intelligenza.

Pensare significa avere molte cose sott'occhio.

Ci colpisce e ci preoccupa la tendenza di molte aziende ad esternalizzare segmenti produttivi; non facciamo caso alla tendenza dellì'umanità intera ad esternalizzare l'intelligenza.

Quanto e fino a quando saremmo disposti a credere nella verità di ciò che consideriamo più certo (dalla matematica alla sedia su cui sediamo) se fossimo i soli al mondo a crederci? Ecco un ottimo esercizio per l'immaginazione filosofica.

A terrorizzare non è la possibilità della follia e della demenza, ma quell'intreccio angosciante di lucidità e demenza che si mostra nella lunga via crucis della transizione dall'una all'altra.

Per molti le idee sono un po' come vestiti, che vengono messi e dismessi, valorizzano le persone e ne nascondono le vergogne, sono abbinati e spaiati e, soprattutto, mal sopportano il contatto troppo ravvicinato con la realtà (basta poco a macchiarli).

La sineddoche è la figura retorica che meglio rappresenta l'intelligenza umana: la parte viene il più delle volte presa come rappresentativa del tutto.

Un noto adagio recita: "Il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito". Come se non guardare quel che gli altri ci vogliono far guardare fosse sempre stoltezza!

Nella futura repubblica delle intelligenze del cosmo ad ogni specie pensante sarà assegnato un ruolo; all’umanità quello dell’intelligenza teatrante.

Il concetto di evidenza difetta di evidenza.

Così come molte aziende esternalizzano i servizi di cui si servono, l'umanità sta esternalizzando l'intelligenza.

Chi si ha l'aria dell'intellettuale spesso ne ha anche le arie.

Se la capacità di adattarsi fosse segno della più profonda intelligenza, gli imbecilli sarebbero i più intelligenti, perché sanno altrettanto bene adattarsi alla cultura ed all’ignoranza.

Condizione fondamentale per la popolarità: essere refrattari al disgusto per l'imbecillità (o essere molto abili nel celarlo).

Difficilmente i libri cartacei perderanno la loro profonda attrattiva, legata alla fantasia infantile che il sapere possa essere qualcosa che percepisci, vedi, tocchi, annusi come tuo effettivo possesso.

Avere potere significa poter definire il proprio sapere come rilevante (e, per converso, la propria ignoranza come irrilevante).

Caratteristica fondamentale dell’intelligenza è la duttilità; per ve n’è così poco proprio laddove viene maggiormente celebrata.

Un aspetto rilevante dell’intelligenza è la percezione del rilievo delle cose.

Più che abbracciare le idee, molti le impugnano.

Crediamo, per una distorsione narcisistica, di vivere nell'età in cui la ragione viene più che in ogni altra dispiegata ed usata; allo sguardo dello storico non sfugge che nel Medio Evo dominava una ben maggiore cerebralità.

Il naso è un potente organo di conoscenza (e ciò scatena la più epica delle contese, quella fra i sensi).

La sineddoche, cioè assumere la parte per il tutto, è la figura retorica propria dell’intelligenza umana.

La ragione, per quanto scialba, non delude; l’emozione, invece, si mostra, alla lunga, spesso cialtrona e commediante.

Il sonno della ragione genera mostri, ma anche pietà. Per questo non sappiamo mai cosa dovremmo augurarci.

Il rapporto con la conoscenza è indelebilmente segnato dalle esperienze infantili, nelle quali la minorità è vissuta come esclusione da un sapere che è potere. Per questo, probabilmente, restiamo sempre legati alla convinzione che sia meglio sapere piuttosto che non sapere, anche quando sappiamo che il sapere sarebbe doloroso, l’ignoranza pietosa.

Si pensa, piuttosto stupidamente, che uno spirito intelligente della essere inquieto.

Vi è un'intelligenza che si esercita nel cogliere le relazioni fra idee ed un'intelligenza che coglie il rapporto fra le idee e le cose: purtroppo raramente si accompagnano nel medesimo individuo.

La scienza, massima espressione della razionalità, ha il suo fondamento sui controlli e sulla legittimazione degli scienziati, cioè di una comunità, la massima espressione dell'irrazionalità.

Anche la mente ha la sua dieta, una dieta di fatti, la cui qualità e soprattutto varietà segna profondamente la qualità della conoscenza. La filosofia dovrebbe essere, dunque, innanzitutto “istorìa”, che nutre la mente con i fatti.

L'etimo di "stupido" da "stupito" è stupido: i veri stupidi, infatti, sono sempre sicuri di sé e refrattari allo stupore.

Sul problema della vita oltre la morte non siamo messi poi così male: se dovesse esserci, alla fine lo sapremmo, se non dovesse esserci, invece, non lo sapremmo mai.

Vocazione e limite dell'intelligenza è lo sforzo di rendere la percezione della realtà un po' più nitida.

Esporre in termini oscuri quanto potrebbe essere espresso chiaramente è meschino; pensare che tutto possa essere espresso in termini chiari è stupido.

In un senso importante, verità è per gli uomini ciò che dà ordine ai pensieri ed all’esistenza, rasserenando nel profondo l’animo.

In un’ipotetica critica della ragion lucida ci si dovrebbe soffermare su questo paradosso: la ragione coglie lucidamente la profonda nefandezza dell’uomo, ma proprio da questo cupo sguardo deriva la legittimazione delle più grandi nefandezze della storia.

Definizione di realtà: ciò che sfugge alla nostra attenzione o si impone perentoriamente.

L’altrove non è oltre la ragione, ma è, rispetto alla condizione umana, la ragione stessa.

Il sonno della ragione, si dice, genera mostri. Vero. Ma resterebbe da spiegare come mai la ragione, tenuta quasi sempre a riposo, debba anche dormire.

Massimamente attendibile è la scienza; non così gli scienziati.

La soggettività condivisa è il surrogato dell’oggettività.

L'uomo è un essere a-logico: quando coglie, alla luce del logos, le immani contraddizioni entro le quali si muove, ne resta scosso, ma pochi istanti dopo torna a viverle come naturali.

Molta parte della cultura è alimentata dal gusto di contraddire.

Primo principio del marketing delle idee: contano molto poco sensatezza e verisimiglianza, conta molto di più la visibilità, che in genere si acquista proprio a scapito della sensatezza e della verisimiglianza.

Segno dell'onestà intellettuale è augurarsi spesso di avere torto.

Dire stai tranquillo è la quintessenza della stupidità.

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