Il pensiero a riposo - Massimo Dei Cas

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STORIA, POLITICA E POTERE

Essere di sinistra significa avere fiuto sicuro e profonda avversione per i prepotenti e gli sfruttatori; essere di destra significa avere fiuto sicuro e profonda avversione per gli ignobili; dirsi di sinistra o di destra significa, non di rado, ingannare sé e gli altri.

La storia è l'antitesi della logica, perché trae dalle idee quanto di più incoerente si possa immaginare.

Le rivoluzioni divorano, prima che i loro artefici, i loro stessi ideali.

L'Italia è un paese in cui l'eccezione conferma l'assenza della regola.

Strano concetto quello di progresso. Si dice che progredisce anche una malattia.

L'età delle ideologie è segnata dall'insignificanza del presente di fronte alle ragioni del futuro; l'età post-ideologica è segnata dall'insignificanza del futuro di fronte alle ragioni del presente.

Duplice è la radice della democrazia, e questo apre alla possibilità di una profonda contraddizione: da un lato, come suggerisce l'etimo, sta la volontà della maggioranza come legittimazione del potere, dall'altro il limite del potere di fronte al valore dell'individuo e dei suoi diritti. Quando il volere della maggioranza confligge con il valore del singolo ed i suoi diritti insopprimibili, la contraddizione si mostra in tutta la sua tragica forza. In questa contraddizione e contrapposizione sono quasi sempre i diritti del singolo ad avere la peggio.

La morte dell'uomo risale al tempo in cui alle storie si è sostituita la storia. Questa, nella sua singolarità, condanna il singolo a pensarsi come assolutamente irrilevante.

Protagonista assoluta di tutte le narrazioni politiche è la gente: la sua voce deve essere raccolta per le strade ed i suoi bisogni debbono essere il motore immobile di ogni politica. Ma questo centro di gravità permanente intorno a cui tutto sembra dover ruotare è come l'araba fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia (e soprattutto quanto davvero conti) nessun lo sa.

Definire il Nazismo come il male assoluto ne fa un'irruzione inspiegabile ed un corpo estraneo nella civiltà contemporanea, mentre si tratta di una manifestazione livida di un profondo e potente mito manicheo, il mito della purezza e della sua assoluta antitesi, l'impurità, che la insidia nelle sue diverse forme. Oggi questo mito cieco si proietta nel dualismo fra perfezione e abiezione fisica. Domani, forse, porterà a vivere come malattia oscena la presenza stessa di una decina di miliardi di uomini sul pianeta. Allora si aprirà l'inaudita possibilità di un nuovo progetto di purificazione radicale per la salvezza dei puri e dei pochi.

Ogni epoca riceve la luce più propria dalla salvezza che può concepire; nella nostra è vivere qualche anno in più.

La degenerazione della democrazia non è la demagogia, ma il pulviscolo disorganizzato delle piccole tirannie e prepotenze.

Le migliori idee sono fatte proprie, molto spesso, dagli individui peggiori, e soggiacciono, con ciò, ad una deformazione progressiva e radicale. Ecco perché non possiamo che biasimare come imperdonabile leggerezza tutti i filosofi che, da Aristotele in poi, hanno individuato nel pensiero o nel lavoro sui concetti la natura propria dell'uomo. Ecco perché non possiamo che esecrare, come leggerezza ancora più grave, la mancanza di cautela di quanti non si sono posti il problema degli equivoci e delle distorsioni cui sarebbero andate incontro le proprie idee.

Chi semina vento miete consenso.

Chi volesse scrutare i segni dei tempi venturi dovrebbe spiare con insistenza una nostalgia sempre più malcelata, la nostalgia di una natura che torni a fare il proprio mestiere, la selezione. Ed il primo effetto di questo ritorno alla natura o della natura sarebbe un'apocalittica soluzione del problema dei troppo miliardi di uomini su questo pianeta. Chi debba farsi esecutore della natura non è chiaro, ma l'indistinto brusio di fondo, a volerlo ascoltare, va in quella direzione. Nella direzione della terribile fanciullesca gioia del distruggere e ricreare.

E' sorprendente come il linguaggio faccia fatica a scrollarsi di dosso moduli retorici che non hanno più ragion d'essere in una cilità liberale. Per esempio, chi presta servizio in una funzione pubblica serve allo stato, non serve lo stato. Ma non è così che si dice.

Potere non è poter agire scorrettamente, ma usare di volta in volta scorrettezza e correttezza a seconda delle convenienze.

La storia è lo scenario di un'epica lotta fra primato del passato e primato del futuro. A questa lotta ha oggi posto termine la tirannia del presente.

La convivenza fra diverse culture non le può lasciare immodificate: essa è possibile solo se si assume la sovranità di una meta-cultura, intesa non come cultura suoeriore, ma come insieme di regole che rendono possibile questa convivenza, e che impongono l'integrale rispetto della dignità e dell'integrità fisica dei singoli. E' quindi poco più che un sogno pensare che le diverse culture, così come si configurano storicamente, possano in questo orizzonte convivere senza modificare, in diversa misura, i propri tratti costitutivi.

La condizione contemporanea è segnata dalla ribellione del presente che, ripudiato il futuro come orizzonte primario di senso, si è sbarazzato, di conseguenz,a anche del passato come radice e matrice di eredità. Il presente si cristallizza coem sequenza di attimi che non rimandano ad altro da sé, nei quali vogliamo imprigionare il massimo del senso. Che si riduce ad essere il massimo dell'emozione. Una sola parola, disperazione, sembra sintetizzare tutto ciò.

La ragion d’essere di norme e leggi è di ridurre al minimo l’arbitrio del singolo; la loro proliferazione abnorme produce l’effetto contrario di lasciare all’arbitrio libero campo.

Ogni medaglia ha due facce, ogni moneta una sola.

La nascita delle scienze dell'uomo, dell'economia e della politica ha fatto nascere anche l'esigenza di un modello interpretativo lineare e cartesiano dell'essere umano, che ne consentisse, entro certi limiti, la prevedibilità delle azioni. Nasce così l'homo oeconomicus, la cui natura calcolatrice permette di elaborare un sistema di aspettative che rende possibile l'economia e la scienza dell'economia, la convivenza e la scienza politica. Ma che davvero l'uomo regoli le sue azioni esclusivamente sul calcolo degli interessi è qualcosa che la storia a più riprese si incarica di smentire: non meno forti dei bisogni economici sono quelli di appartenenza e di esorcizzazione della morte. Per questo storia ed economia sono un groviglio di fili che sembrano appartenere ad un'unica matassa solo perché non ne sappiamo scogliere il viluppo.

Il capitalismo sembra fondato sulla proprietà privata, ma a ben vedere è fondato sulla proprietà predata.

Lo slittamento di significato di alcune parole segnalano svolte epocali. Tale è il caso di “riforma”, che in origine significava “ritorno alla forma originaria” e quindi si riferiva ad una concezione della storia che ciclicamente deve recuperare le proprie radici per purificarsi da deviazione e corruzione; la parola, dall’età moderna, passò a significare “mutamento in meglio della forma”, che presuppone una visione lineare della storia, concepita come cammino ineluttabilmente progressivo.

Il silenzio è la più potente fra le potenze che abbattono le potenze di questo mondo.

Le ideologie sono grandi riti sacrificali: nel comunismo il presente è sacrificato sull'altare del futuro, nel nazismo il presente è sacrificato sull'altare del passato, nel consumismo sfrenato passato e futuro sono sacrificati sull'altare del pesente.

L'amministrazione è il potere che disarma la coscienza.

Nella ragion di stato si misura lo stato della ragione in una civiltà.

Decidere è recidere: questa la cinica verità dei decisionisti.

Solo l'ordine è la condizione sensata dell'anarchia.

Il capitalismo ha vince la sua lotta di classe contrapponendo il cittadino consumatore al cittadino lavoratore.

L'antica formula utilitaristica che individua il compito morale e politico nella realizzazione del massimo utile per la maggior parte degli individui sopravvive nell'acritica esaltazione dei diritti, per cui ogni diritto dev'essere fatto valere nel rispetto dei diritti altrui. Questa prospettiva nasconde che fra la concreta utilità ed i diritti dei singoli non c'è armonia, ma piuttosto conflitto, ed allora il fondamento sta altrove, in una qualche costellazione di valori che istituisca una gerarchia fra i diritti.

E' sotto gli occhi di tutti, nella storia, la rivolta dei figlio contro i padri; dà molto meno nell'occhio la rivolta dei padri contro i figli.

Nella nostra cultura la psicocrazia è una realtà che precede la parola stessa.

Secondo la religione popolare non si muove foglia senza che Dio lo voglia; secondo una conoscenza anche superficiale della storia non si muove foglia senza che Dio non lo voglia.

Se mai vi fu una guerra dei sessi, da entrambe le parti fu messa in campo una peculiare potenza. Quella femminile è la potenza del giudizio, perché è l'uomo ad essere giudicato nella sua virilità. Quella maschile è anch'essa potenza del giudizio, ma in altra forma: solo la donna viene bollata con l'infamia di essere senza vergogna.

Il vero potere non è mai eclatante, distruttivo, semplicemente violento: tale è piuttosto la potenza. La natura del potere è vischiosa, sottile ed opaca. Sopra questa distinzione corre quella fra politica ed amministrazione.

Il potere raramente è là dove lo si cerca o lo si immagina.

L'infanzia incantata dell'umanità è terminata di recente, con la crisi della convinzione che la storia possa recuperare l'origine felice e l'umanità possa riassumere l'integrità della forma originaria; ora si va sempre avanti, verso la promessa di una civiltà compiuta e la minaccia di una catastrofe inaudita.

Si usa ripetere come rassicurazione che fanatici, integralisti e terroristi sono una esigua minoranza. Questo però non rassicura affatto, perché la storia la fanno le minoranze organizzate e determinate.

L'anima nera dell'Occidente si riassume nel principio per cui tutto ciò che può essere fatto, deve essere fatto. Nel mondo dei social questo principio si fa caricatura: tutto ciò che ouò essere detto, deve essere detto.

Ci si puà chiedere se questa non sia un'epoca neo-ellenistica, pervasa com'è da un sentimento di sempre maggiore isolamento, solitudine e distacco da un potere avvertito come fredda amministrazione, di cui si perde interamente il senso.

Coloro che esecrano moralisticamente gli eccessi della sessualità sono in realtà profondamente grati a questi eccessi, perché intuiscono quale profondo potere sulle coscienze passi attraverso la valutazione della sessualità.

La storia non si fa con i "se" e con i "ma", ma la si comprende molto meglio ragionando su ciò che sarebbe potuto accadere e non è accaduto, perché se ne comprendono le alternative reali e si misura l'incidenza del caso.

Nella visione marxiana l'uomo integralmente libero sostituirà il potere sull'altro uomo con l'amministrazione delle cose; oggi il potere è amministrazione degli uomini e devastazione delle cose.

Anticamente erano onorati gli eroi del valore, oggi quelli del rischio (metamorfosi del valore: da fisico ad economico).

Si dice che comandare sia meglio che fottere; ma per molti è anche vero che il comandare sia il meglio del fottere.

Terrorismo è parola fuorviante, perché la sua strategia, se davvero vuole imporre un'egemonia sulle coscienze, non può far leva sul solo terrore, ma deve anche ed insieme usare l'arma della seduzione.

Ogni potere a la sua peculiare attrattiva, ma quella più inquietante appartiene al potere di aprire o chiudere le porte della salvezza eterna.

Un'antropologia un po' grossolana potrebbe individuare come tratto saliente dell'uomo di destra il dsprezzo degli altri, dell'uomo di sinistra la venerazione di sé.

La demografia è l'occhio della storia.

La politica è la guerra proseguita con altri mezzi.

Poche cose inducono assuefazione quanto l'autoritarismo.

Se ci fosse stato Internet ai tempi dei Campi di Sterminio, i Nazisti molto probabilmente non sarebbero riusciti a tenerli celati. Se non ci fosse oggi internet, molto probabilmente nessuno oggi li negherebbe.

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